La stagione

2019 - 2020

La stagione teatrale 2019-2020 avrà come motivo conduttore il progetto educativo, rivolto ai giovani, ma anche agli adulti e una panoramica sulla società odierna, con i suoi paradossi, i suoi vizi e difetti. Vi saranno anche incontri, dibattiti e conferenze che faranno da corollario agli spettacoli.

 

Nell'ambito delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, lo spettacolo Lisa, il racconto della donna ritratta più famosa al mondo, prodotto da Teatro Pedonale. 

 

La vicenda di Jacques Fesch prodotto da Compagnia Exire, porterà a trattare la questione educativa: egli stesso attribuisce lucidamente all’educazione ricevuta, atea e priva di ideali, la causa dei suoi comportamenti criminali, dando giudizi molto netti sulla sua adolescenza e giovinezza vissute senza regole e modelli. 

 

Un gradito ritorno: Roberto Anglisani con il racconto di Giovanni Livigno, che parafrasando il più celebre gabbiano Jonathan Livingstone, vuol essere un approfondimento sul passaggio dall'adolescenza alla vita adulta. 

 

Un testo della drammaturgia d’oltre oceano, sarà L’ultima panchina, tratto da la Storia dello zoo, di Edward Albee, spettacolo inedito in co-produzione con la giovane, e pluri-premiata compagnia milanese Oyes e con il Teatro del Borgo. 

 

In cartellone anche spettacoli leggeri, ma con un occhio alla realtà sociale in cui viviamo, proponendo: Il vizio della forma presentato dalla Compagnia Chronos3 e un altro gradito ritorno, Giulia Pont che torna con la sua ultima opera: il monologo Non tutti i mali vengono per nuocere, ma questo sì.

 

Un ulteriore momento dedicato alla rivisitazione dei classici sarà la proposta di Ubu in Ubu, opera inedita portata in scena da Alex Magno e un momento dedicato anche al teatro-canzone con lo spettacolo Roba minima, s’intend, con le canzoni di Enzo Jannacci, indimenticato artista milanese, con la voce di Stefano Orlandi della Compagnia ATIR, Teatro Ringhiera.

 

Anche quest’anno, vogliamo proporre, in un contesto dove l’offerta supera la domanda, qualcosa di insolito, senza rincorrere il consenso, bensì cercando nuovi linguaggi e nuove esplorazioni dell’animo umano.

 

Fabio Zulli